La carezza che cura
Acquaforte
Anno: 2017
Tecnica:Acquaforte
Lastra: zinco mm. 150x200
Carta: bianca gr/m2 285 di mm. 250x350
Inchiostro: Nero
Rosaspina Fabriano: lato destro (dove presente)
Timbro a secco MZ: a destra di piè di pagina
Tiratura: esemplari n°29
Stampatore: l'autore
Descrizione
Opera calcografica creata per la cover del libro: "Maria Rita Armati" la relazione d'aiuto nell'esperienza della sofferenza.
Diversi sono i soggetti protagonisti dei racconti che questa pubblicazione ci propone: personaggi descritti talvolta a tutto tondo, nella verità della loro condizione di dolore, dentro stanze in penombra, dove il tempo è scandito dal rumore dei carrelli che annunciano l'ora della terapia e dalle voci sommesse dei visitatori che si sovrappongono e rimbalzano intorno come un'eco soffusa e, spesso, dimenticata di vita. A volte la descrizione del dolore è meno diretta, raccontata attraverso il respiro, gli sguardi dei malati, il tremito delle mani, il muoversi delle labbra, dietro un discorso muto, che non si lascia udire, del malato che parla a sé stesso, senza la pretesa di essere ascoltato. Carta e penna per narrare le proprie emozioni per capire meglio una situazione, far risalire al cuore un ricordo. Spesso questo è un gesto curativo, liberatorio. Uno sgravio da un carico pesante, un sentirsi alleggeriti da un fardello. La scrittura consente di attraversare le emozioni e andare oltre un vissuto che può provocare dolore, tristezza, rabbia, paura. Un foglio di carta e una penna diventano ottimi interlocutori, una forma di sollievo dell'anima, come Jung sottolineò "...scrivere equivale a creare, ed il processo creativo risulta terapeutico in sé". Carta e penna questa volta non solo per narrare le emozioni, ma per trasformare i testi scritti con dei segni ricavati dai racconti del personale sanitario a stretto contatto con i malati.
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