Dante - Da Dite ad Interamna
(Inferno, canto VIII e IX)
Acquaforte
Anno: 2024
Tecnica: Acquaforte
Lastra: rame mm. 350x250
Carta: bianca gr/m2 285 di mm. 500x350
Inchiostro: nero
Rosaspina Fabriano: lato posteriore
Timbro a secco MZ: al centro di pie' di pagina
Tiratura: esemplari n°15
Stampatore: l'autore
Descrizione
Opera calcografica realizzata, come IPOTESI, della città di Dite (Interamna), descritta da Dante nei canti dell'Inferno VIII e IX.
Dante descrive la città di Dite come la città interna dell’Inferno (si trova infatti nel sesto cerchio), dove sono puniti gli eretici. La loro pena consiste nel giacere in sepolcri in pietra infuocati. In una Valle nel fondo di una “trista conca” si trova appunto la città di Dite, con mura di ferro circondate dalle paludi puzzolenti del fiume Stige. Da questo luogo Dante avrebbe udito un suono fragoroso e spaventoso ma anche visto un pulviscolo d’acqua sollevarsi. Il Trissino nel suo poema eroico L'Italia liberata da’ Goti (XV secolo) ci ricorda che il suono fragoroso della Cascata di Terni si sentiva da oltre 15 miglia di distanza, mentre il pulviscolo d’acqua sollevato si poteva vedere da oltre 10 miglia.
Dunque, Dante rappresenta la città di Dite come collocata in una Valle all’interno di una conca: Terni è famosa proprio per essere “affossata”. Inoltre il sommo poeta descrive Dite come una città medievale fortificata, circondata dalle paludi formate da un fiume e con un vasto cimitero di tombe in pietra infuocate: è così che doveva apparire la città di Terni all’inizio del XIV secolo, circondata dalla palude solforosa del fiume Nera e dall’immensa distesa delle necropoli di pietra a incinerazione della prima Età del ferro, oggi conosciute come necropoli di Pentima, da lì si sarebbe potuto udire il suono fragoroso e spaventoso delle acque del Velino che si gettavano nel Nera. Nella parte finale dell’VIII canto dell’Inferno, la città di Dite viene rappresentata come se fosse costruita con il ferro lavorato in una fucina o ferriera infernale: Terni è stata sempre una città votata alla lavorazione del ferro, fin dall’epoca protostorica, nel XIV secolo era già conosciuta come la città del ferro (nello stesso modo in cui oggi è conosciuta come città dell’acciaio).
Pierluigi Bonifazi
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